mercoledì 1 febbraio 2017

Sesso estremo con l’ex marito: “Mi legava e mi frustava, poi mi pungeva con gli aghi”


Un anno e 4 mesi di reclusione, con i benefici: è la condanna che un giudice di Padova ha inflitto ad Alessandro Carmignotto, 45 anni, barista e maestro Shibari (l’antica arte giapponese della legatura). La moglie era diventata sua schiava per contratto, secondo quanto trapelato dalle carte del processo.


E’ arrivato a conclusione il processo nei confronti del barista e gestore di locali Alessandro Carmignotto, 43 anni, di Cadoneghe (Padova), ma soprattutto maestro Shibari (l’antica arte giapponese della legatura). Una tecnica artistico-sessuale orientale, che l’ha reso famoso nella zona. Tanto che più di una donna si sarebbe avvalsa delle sue pratiche. Ad accusarlo però era la sua ex compagna, una commessa di Padova, con la quale ha avuto una relazione di 7 anni. Una 33enne di Cadoneghe alla quale avrebbe fatto sottoscrivere un contratto di schiavitù. La donna avrebbe così esaudito l’uomo in ogni suo desiderio di natura sessuale, fino a quando aveva deciso di lasciarlo. Da allora, a detta di lei, sarebbero iniziate le persecuzioni e si è così configurato il reato di stalking. Carmignotto è stato condannato a un anno e 4 mesi di reclusione e al risarcimento di 50mila euro (20mila di provvisionale immediatamente esecutiva) nei confronti dell'ex compagna.


Nel corso del processo, la vittima ha raccontato di aver deciso di chiudere la relazione con l’uomo in quanto "non c’erano più limiti alla mia sicurezza personale", quindi aveva riferito delle pratiche a cui non era più disposta a sottoporsi, come frustate e aghi nelle parti intime, appesa con delle corde. Agghiacciante uno dei passaggi della denuncia della donna. “Mi scriveva spesso biglietti ma in realtà i suoi erano comandi. Quando rincasava voleva trovarmi nuda, in autoreggenti o con i tacchi. A volte voleva che lo aspettassi in ginocchio. E se non eseguivo gli ordini mi aspettavano gli aghi o le frustate: dieci sul seno, venti sul sedere, cinquanta nelle parti intime”. Per soddisfare le estreme pretese sessuali del coniuge, la 33enne aveva acconsentito a molte richieste dell’uomo, compresa quella di ‘aprire’ la coppia ad altre donne che si prestassero a quelle pratiche.

Starbucks fa la morale a Trump. Ma per primo in Arabia discrimina le donne

In Arabia la catena si inchina ai diktat dell'islam e mette i "pannelli di genere" per separare le donne. Poi in America fa la morale a Trump sul bando ai musulmani


"Qui le donne non possono entrare". E ancora: "Per favore mandate i vostri autisti per ordinare"


Il cartello era apparso sulla vetrina di uno Starbucks di Riad nel febbraio del 2016. E, come aveva raccontato Repubblica, aveva suscitato sdegno e indignazione sui social network e in tutto il mondo. Le immagini sono tornate a girare in queste ore per l'attacco dispiegato dalla catena statunitense al presidente Donald Trump. "Bisogna costruire ponti - ha commentato il fondatore Howard Schultz - non muri con il Messico". Parole che stonano se pronunciate da chi accetta i muri imposti dall'islam alle donne.
Per protestare contro il decreto esecutivo, che blocca gli ingressi degli immigrati da sette Paesi a maggioranza islamica, Starbucks ha deciso di assumere diecimila rifugiati. Un piano che riguarderà i punti vendita di tutto il mondo e che sarà realizzato nei prossimi cinque anni. "Noi non rimarremo a guardare - ha promesso, nei giorni scorsi, Schultz - non rimarremo in silenzio mentre l'incertenza sulle iniziative della nuova amministrazione cresce ogni giorno che passa". E così il colosso della ristorazione si è schierato pesantemente e in prima persona contro Trump. "I diritti civili che abbiamo dato per scontati per così tanto tempo sono sotto attacco - ha concluso Schultz - e vogliamo utilizzare una forma di comunicazione più immediata per capire e dialogare con voi sulle cose che ci stanno a cuore". I moralizzatori di Starbucks, però, dimenticano che in Arabia Saudita sono i primi a discriminare pesantemente le donne.. 


I cartelli di divieto, pubnblicati da Repubblica l'anno scorso, erano dovuto al fatto che uno dei "pannelli di genere", che in Arabia Saudita servono per separare donne e uomini all'interno di un qualsiasi locale pubblico, era danneggiato. Starbucks ha deciso così di vietare momentaneamente l'ingresso alle donne. In Arabia Saudita, i divieti per le donne sole, non accompagnate dal marito, sono severissimi. Dal 2013, infatti, una legge obbliga tutti i negozi e i punti di aggregazione ad avere "pannelli di genere" o ingressi diversi per separare le persone di sesso maschile da quelle di sesso femminile.
"Da Starbucks - si era difeso il colosso americano ci atteniamo ai costumi locali fornendo entrate separate per famiglie e per single". Dopo la polemica esplosa l'anno scorso, Starbucks aveva poi collaborato con le autorità locali per rinnovare uno degli store a Jarir che, inizialmente, era stato realizzato senza parete divisoria per separare gli uomini dalle donne e dalle famiglie. "Questo significa che in origine in questo store si potevano recare solo gli uomini. Ed era l'unico di questo genere. Adesso - aveva puntualizzato la catena - grazie a questo accordo con le autorità, siamo lieti di comunicare che lo store ora è accessibile a uomini single da un lato e a donne e famiglie dall'altro".


Galleria di culi belli - I migliori di Instagram

 

 

  

 

 

 

  

  

  

  

  

 

  

  

 

Stupra la cognata 14enne mentre la moglie è in sala parto: arrestato


TREVISO - È stato l'esame del Dna ad inchiodare alle proprie responsabilità un immigrato ghanese di 28 anni, residente nel trevigiano, arrestato e posto ai domiciliari con l'accusa di aver violentato una ragazza di 14 anni, sorella della moglie di quest'ultimo. La ragazzina, trasferitasi nel frattempo in Inghilterra con la madre, ha dato alla luce pochi giorni fa un bambino, frutto di quella violenza. Il test genetico sul neonato ha consentito di accertare che il padre è il 28enne indagato. Ora l'uomo dovrà rispondere di violenza sessuale su minori. L'adolescente sarebbe stata violentata mentre la sorella, moglie del ghanese, si trovava a sua volta all'ospedale per partorire. La scoperta della gravidanza della minorenne risalirebbe ad alcuni mesi fa, quando già si trovava nel Regno Unito con la madre.


Fonte

Usa, mamma di quattro figli costruisce la casa da sola guardando i tutorial su YouTube


Quando si dice chi fa da sè non solo fa per tre, ma costruisce pure una casa. Non con i mattoncini Lego ma un'abitazione vera e propria, di due piani e ben cinque camere da letto. Come? Seguendo dei tutorial sui canali YouTube. L'ingegnosa muratrice digitale si chiama Cara Brookins e la sua avventura è iniziata nel 2008 quando ha lasciato il marito e si è trasferita con i quattro figli vicino a Little Rock, nello stato americano dell'Arkansas. Cercava un'abitazione che avesse le caratteristiche e lo spazio necessario ad accogliere la sua «tribù» ma non poteva permettersi le case sul mercato.


Dopo aver visto un casolare distrutto da un tornado, con travi e chiodi in bella vista, l'illuminazione: perchè non costruirla da sè? Decide di comprare un piccolo terreno e il materiale che serve per metter su il suo nido. Investe tutti i soldi che ha, non rimane nulla per pagare i muratori. Quindi si rimbocca le maniche e si mette a guardare su internet video su video che illustrano le varie fasi di costruzione. Assorbe come una spugna consigli e indicazioni e inizia l'impresa facendosi aiutare dai figlioli più grandi.

 

Proprio come un quinto neonato la casa fai da te, "home made" per l'appunto, vede la luce nove mesi più tardi. E' perfetta, supera tutte le verifiche degli ispettori alla sicurezza. Che non credono ai propri occhi e non possono che arrendersi all'idea che per una madre non c'è nulla di impossibile quando si tratta di dare un tetto ai propri figli.

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