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giovedì 10 agosto 2017

Per errore prega per anni una statuina del Signore degli Anelli


Anziana ha per anni pregato statuina del Signore degli Anelli credendo fosse Sant'Antonio



La notizia arriva dal Brasile, una terra in cui la religione è particolarmente sentita e vissuta. Qui un'anziana signora ha per anni pregato per errore una statuetta di Elrond, elfo della saga del Signore degli Anelli, convinta si trattasse di una statuetta di Sant'Antonio.

La scoperta è stata fatta dalla nuora della figlia, Gabriela Brandão, che un giorno ha notato come quella statuina non sembrava somigliare molto a come Sant'Antonio veniva raffigurato altrove. 
Per confermare il dubbio, la donna ha fatto delle ricerche su internet, riuscendo a trovare una copia esatta della statuetta su un sito di e-commerce, descritta come Elrond del Signore degli Anelli, l’elfo interpretato nei film da Hugo Weaving.
A quel punto però la parte difficile era spiegare all'anziana signora l'errore. Al primo tentativo i parenti non sono riusciti a far capire alla donna quale fosse il problema ma, il giorno succesivo, facendole vedere una vera statuetta di Sant'Antonio, l'equivoco è stato finalmente risolto.

lunedì 17 luglio 2017

Tutorial: Come trasformare in banconote, dei pezzetti di carta (VIDEO)

Magia, i pezzetti di carta bianca si trasformano in banconote...

Ecco il trucchetto per fare soldi. 








VIDEO:


venerdì 30 giugno 2017

Tutorial: Come far perdere peso alla moglie. Mai così facile: bastano soldi e un'auto


Lunedì comincio la dieta! Probabilmente è la frase più ripetuta e diffusa al mondo, ma con l'inizio dell'estate e la prova costume che si avvicina, perdere peso diventa l'incubo ricorrente di tante persone. C'è chi crede di averle provate tutte, dal digiuno praticamente totale ai più disparati sport esistenti, dalle ricette "miracolose" ai corsi più improbabili in palestra. Ma siamo sicuri di aver tentato proprio tutto? Forse no. In Cina, quest'uomo ha deciso di dare una mano alla moglie in sovrappeso con un metodo singolare: mettersi seduto nel cofano di una macchina in movimento, con una mazzetta di soldi in mano. La donna in sovrappeso, "per qualche dollaro in più", rincorre il marito nell'auto. Ogni volta che riesce a raggiungerlo, guadagna una banconota. L'esperimento avrà successo? Ai bagnanti l'ardua sentenza.


VIDEO:


lunedì 13 marzo 2017

Fedez scoppia in un pianto a dirotto e diventa meme sui social: il crudele (ed epico) scherzo de Le Iene e J Ax

Un tiro mancino che è andato a stuzzicare Fedez proprio su uno degli argomenti a cui è più sensibile, il secondary ticketing

Che Fedez fosse facile alla commozione lo avevamo già scoperto grazie a X Factor. Ma che potesse scoppiare in un pianto a dirotto, con tanto di espressioni assai comiche che stanno già diventando meme virali sui social, non potevamo proprio immaginarlo.
Il “merito” è del suo socio J Ax che, in collaborazione con le Iene, ha organizzato uno scherzo crudele al rapper di Buccinasco. La storia, in sintesi, è la seguente: l’avvocato di Fedez, complice anche lui, lo ha chiamato al telefonato durante le prove della data zero del tour a Vigevano per avvisarlo di un preoccupante provvedimento della magistratura, che ha bloccato metà dei biglietti venduti per le date di Milano, Torino e Roma per un sospetto caso di secondary ticketing. In pratica, secondo l’ipotesi accusatoria, il manager del tour Clemente Zard avrebbe venduto 4mila biglietti a data ai bagarini online, che tante polemiche hanno provocato negli ultimi tempi nel mondo della musica, intascando un bel gruzzolo.


Mentre Zard è a Parigi e non risponde alle insistenti chiamate e J Ax tiene il gioco con perfida convinzione, arriva al palazzetto di Vigevano anche la iena Matteo Viviani, che mostra a Fedez alcuni documenti che incastrerebbero Zard ma coinvolgerebbero anche lui nella vicenda: i biglietti, infatti, sarebbero stati venduti “con il consenso dell’artista”.
Il rapper è distrutto e trattiene le lacrime solo perché ha una telecamera puntata in faccia. Quando Viviani svela lo scherzo, però, Fedez crolla e comincia a piangere senza sosta, mentre lo stesso Viviani, J Ax e l’ufficio stampa Francesca Casarino cercano di consolarlo e rassicurarlo. Una scena crudele e epica, che già sta facendo il giro dei social network. Un tiro mancino che è andato a stuzzicare Fedez proprio su uno degli argomenti a cui è più sensibile, visto che più volte negli ultimi mesi si è schierato pubblicamente contro la diffusa e odiosa pratica del secondary ticketing.

venerdì 10 marzo 2017

Sesso, Droga e Pastorizia, chiusa pagina dopo le segnalazioni della Lucarelli. “Ho iniziato a pubblicare i loro nomi, mi hanno implorato piangendo di toglierli”



La guerra tra la giornalista e la pagina Facebook che lei definisce un insieme di “misoginia, denigrazione continua, umorismo nero che vorrebbe ricordare Charlie Hebdo, soprattutto nel gruppo chiuso cartelle con file zeppi di video e foto modello revenge porn" inizia a settembre 2016. L'ultimo capitolo che ha spinto di nuovo la giornalista ad intervenire è un video pubblicato l’8 marzo da uno degli amministratori del gruppo che durante una cena discetta della differenza tra “farsi una sega” e “scopare una cicciona”

Facebook ha chiuso la contestata pagina Sesso, Droga e Pastorizia. L’account da un milione e settecentomila follower negli ultimi mesi era finito al centro di una “battaglia” con la giornalista Selvaggia Lucarelli, molto attiva sui social, che ne aveva denunciato la deriva misogina, la volgarità sessista, nonché la pubblicazione di link porno ad insaputa dei soggetti protagonisti.
Sputtanamento, cyberbullismo, e volgarità spacciate per black humor”, aveva appena sintetizzato il suo giudizio sulla pagina la Lucarelli a FQMagazine. Poi la chiusura, non del tutto inattesa. “Facebook ha chiuso (temporaneamente o no, ma non importa) Sesso droga e pastorizia. Grazie”, ha scritto la giornalista su un posto dal suo profilo Facebook. “Ora leggendo i commenti avrete la dimostrazione del genere di utenti che quella pagina ha catalizzato e tirato su. Guardatevi i profili e l’età media. Vedrete ragazzini delle medie ma pure laureati e donne che mi minacciano di morte e così via. Una fotografia impietosa dello schifo che queste pagine hanno aggregato”. Amenità del genere subito di commento alla chiusura, finite online per la visione di chiunque, indirizzati a quella che all’apparenza risulta la prima responsabile: “Bastarda”, “Troia”, “Non farti vedere per strada altrimenti sei morta”.



La guerra tra Lucarelli e Sesso, Droga e Pastorizia (SDP) inizia a settembre 2016 quando la giornalista riceve un messaggio privato su Messenger con lo screenshot di una conversazione tra un presunto Antonio Zequila e un follower di SDP. “C’era scritto che io ero finita nel suo camerino e che con lui avrei fatto questo e quell’altro”, ha raccontato Lucarelli al FQM. “Solo che non ho mai avuto il piacere di incontrare Zequila. E visto che loro pubblicano cose del genere mettendoti alla berlina gli ho scritto in privato minacciandoli di denuncia se non avessero tolto lo screenshot. Il messaggio è stato tolto”. Ma è in questo momento che sullo schermo del pc della giornalista si srotola il magico mondo di SDP: “Misoginia, denigrazione continua, umorismo nero che vorrebbe ricordare Charlie Hebdo, ma soprattutto nel gruppo chiuso cartelle con file zeppi di video e foto modello revenge porn, spesso ex fidanzate minorenni finite lì inconsapevolmente. Sarà una pagina di “nicchia”, ma la loro nicchia è composta da tantissimi ragazzini a cui viene fatto capire che dare della “troia” a una donna o scherzare sui morti faccia ridere”.
Lo so, i social hanno dinamiche perverse e spesso fanno tirar fuori il peggio di sé, ma il problema dei gruppi è il senso di aggregazione che si crea, facendo subentrare il meccanismo del branco”, aggiunge Lucarelli. “Quando degli adulti furbi aggregano ragazzini insegnando loro un linguaggio del genere l’operazione diventa grave e diseducativa”. Poche ore prima della chiusura di Sesso, Droga e Pastorizia, l’ultimo “scontro” tra la Lucarelli e il gruppo Facebook. Un video pubblicato l’8 marzo da uno degli amministratori del gruppo che durante una cena discetta della differenza tra “farsi una sega” e “scopare una cicciona”. Lui dice: “meglio la scopata, chiudi gli occhi pensi ad altro”. Poi la chiusura ad effetto mentre vicino a lui se la ridono anche diverse fanciulle: “Non le considero come donne, ma come contenitori di sperma”. Il rilancio della Lucarelli è allora la pubblicazione dei veri nomi degli amministratori della pagina SDP altrimenti celati dietro nickname: “Se ne stanno sempre nascosti. Allora ho pensato che ci dovevano mettere la faccia. Così ho iniziato a pubblicare nomi e cognomi. Ma non potete immaginarvi la loro reazione: mi hanno implorato piangendo e chiedendo di togliere le loro foto e i loro nomi”.

lunedì 23 gennaio 2017

Gif divertenti

MAMMOGRAFIA


Il miglior amico


L'amica GAMER


Un dolce regalino


Contenta di vederti!


Sempre piú contenta


Giocando assieme!


Chi ti ama, ti aspetta!


La fidanzata gelosa!


martedì 20 settembre 2016

Sei importante come le mutande in un film porno



Una signora di 80 anni pensa di avere un piccolo problema intestinale e si reca dal medico curante. “dottore ho un problema di meteorismo, mi sento lo stomaco gonfio e non faccio altro che mollare delle scoregge. Non è che la cosa mi infastidisca più di tanto, anche perchè le mie scoregge non sono né rumorose e neanche puzzolenti. Sa una cosa da quando sono entrata nel suo studio ne avrò sganciate una decina. Ma ovviamente nessuno se ne è accorto visto che sono silenziosissime e inodore.”
Il dottore la tranquillizza e dice immediatamente: “signora conosco bene il suo problema. Le prescrivo due cure. Una consiste nel prendere delle pillole per una settimana. L’altra invece la prescriverò più avanti.”
Dopo una settimana la nonnina va alla visita di controllo e appena entra dice subito: ” dottore, mi sa che nella cura che mi ha dato c’è qualcosa che non va, sa da quando prendo quelle pillole le mie scorregge sono sempre silenziose ma rilasciano un fetore incredibile!”
Il dottore la guarda sorridendo e le dice:”signora la cura allora ha funzionato benissimo, il problema della sinusite è stato risolto adesso le darò una cura per riacquistare l’udito”


La mamma porta la figlia di 14 anni dal medico preoccupata perchè la ragazzina vomita molto.
– Per favore dottore, veda cos’ha mia figlia, sono molto preoccupata.
Il medico la visita e poi dice: – la sua bambina avrà un bambino, è incinta!
La madre: – impossibile dottore, lei è vergine! Vero figliola mia?
E la figlia: – certo mamma, sono vergine!
Il medico si alza, apre le tende, apre la finestra e resta immobile a scrutare il cielo.
Quando la madre, indignata, gli domanda: – dottore, le sembra il caso, ma cosa sta facendo?
E il medico le risponde: – l’ultima volta che è successo questo, una stella cadente è brillata nel cielo, sono apparsi tre re magi e la storia del mondo e cambiata completamente: non voglio perdermi per nessun motivo questo spettacolo!


Mi disse: "Vieni da me, ti aspetto come mamma mi ha fatto!"
Ci andai... era proprio come mamma l'aveva fatta:
Isterica e rompicoglioni!



lunedì 12 settembre 2016

Apostrofi, accenti e pronomi: gli errori grammaticali più comuni sui social network

Sul web la comunicazione è sempre più veloce e a volte lo strafalcione scappa. Eccone alcuni dei più comuni che si trovano in Rete

Velocità a scapito della grammatica

Emoticon, abbreviazioni, immagini: sul web la comunicazione si sta trasformando sempre più, aggiungendo neologismi, decorando i testi con faccine che riproducono le nostre emozioni, sfruttando la punteggiatura. La parola scritta viene investita dalla caratteristica principe di internet - la velocità - e sopravvive. Con qualche acciacco. Sui social è facile trovare tipici - e immortali - errori grammaticali. Che non sono nati con il web, ma hanno sempre accompagnato la lingua italiana. Dal foglio di carta si spostano su post e commenti. Tra apostrofi che diventano virgole, parole storpiate o utilizzi impropri di pronomi e avverbi, ecco gli strafalcioni più comuni che appaiono sulle bacheche di Facebook o Twitter.

Apostrofi creativi

Di solito viene utilizzato per elidere la fine di una parola - spesso una vocale - ma, se si parla di troncamento, non è necessario. E qui cadono in molti: l’esempio principe è «qual è», con accento sulla «e» ma rigorosamente senza nessun altro simbolo. Mentre se «un poco» diventa «un po’», l’apostrofo è indispensabile.
Un’altra parola che spesso viene scritta nel modo sbagliato è «d’accordo» (serve l’apostrofo, non va tutto attaccato). Nessun segno grafico invece in «dappertutto». L’apostrofo viene utilizzato con gli articoli indeterminativi seguiti da parole femminili (un’amica), ma mai con quelle maschili (un amico). E spesso - nei social come sulla carta - la regola genera confusione. E quindi errori. Uno che si trova spesso è «qualcun’altro» (maschile). Niente simboli, basta lo spazio.

L'uso delle Virgole

Le virgole sono fondamentali per dare un’intonazione al discorso scritto. Su Facebook - per velocità - o su Twitter - per risparmiare caratteri - spesso se ne fa a meno. E si rischia di incappare in una serie di ambiguità tutte da ridere. Grandi protagoniste della famosa «ironia da social».
«Vado a mangiare nonna» ha un significato ben diverso da «Vado a mangiare, nonna». L’esempio è stato pubblicato sulle bacheche di tanti fedelissimi della virgola al grido di «Usa la punteggiatura, salva tua nonna». E mai metterla a separare il soggetto e il verbo di una frase. Il grande sconosciuto rimane però il punto e virgola: né carne né pesce, il segno di interpunzione è sempre più raro. Un po’ più forte della virgola, un po’ meno del punto, è sicuramente da trattare con cura. Separa due proposizioni coordinate e si rivela piuttosto utile nei periodi molto lunghi. Non molto usati sul web, in effetti.

Accenti, questi sconosciuti

Errori molto comuni, soprattutto quando si scrive in fretta sulla tastiera del pc o dello smartphone, riguardano il grande universo degli accenti. Un trucco per ricordarsi la differenza tra grave e acuto è immaginarsi il piccolo simbolo come una porta che si apre (acuto) o che si chiude (grave). Molto più usato quest’ultimo, ci sono alcune parole che invece necessitano del primo: come «perché», «poiché» o «affinché» (quest’ultimo - da ricordare - va insieme a un congiuntivo).
Poi ci sono i monosillabi. E lì, la differenza di significato la fa proprio la presenza dell’accento. «Si» è riflessivo, mentre «Sì» è l’affermazione. «Da» è una preposizione, ma «Dà» è un verbo. «Li» è come dire «gli», invece «Lì» si usa per indicare un punto lontano. «Se» è ipotetico, diverso da «Sé» riflessivo (che però perde l’accento se seguito da «stesso» o «medesimo». «Ne» è un avverbio di luogo, da non confondere con «Né» (accento acuto) che si usa per coordinare due elementi negativi. Un esempio? Né «qui» né «qua» reggono l’accento. Stessa regola per «va», «fa» o «sta». 

I puntini sono tre...

Non sono due, non arrivano a quattro. I puntini di sospensione sono - sempre e comunque - tre. Il sistema di punteggiatura serve per segnalare una sospensione del discorso, per alludere a qualcosa o semplicemente per imbarazzo o titubanza. Spesso se ne abusa negli sms, su Whatsapp o su Facebook.
Altra regola che genera confusione è quella che governa gli spazi. Non prima - ma dopo - virgole o punti. E se si inserisce una parentesi, l’azione precedente - e non successiva -dev’essere una battuta sulla barra spaziatrice. Stessa cosa quando la si chiude: ultima parola - parentesi - punto - spazio.

L'unione non fa la forza

Due parole che dovrebbero stare separate, molto spesso vengono attaccate. Per fretta, mancanza di spazio o semplice errore grammaticale, ormai sono quasi entrate nell’uso comune. Soprattutto sul web. Ma non sono corrette. Qualche esempio?
«Tutto apposto» (ma è giusto scrivere «apposta»), «affianco» (da non correggere solo se si sta usando la prima persone singolare del verbo affiancare), «apparte tutto» o «eppoi» (accettato in un linguaggio letterario o arcaico, non proprio quello dei social». Al contrario, «stasera» va tutto attaccato.

Due "c" e una "l"

Doppie che si scambiano, si confondono e - soprattutto - si sbagliano. La parola «accelerare» è una di quelle più spesso scritte in modo scorretto. Le «C» sono due, mentre la «L» è solo una.

Il difficile mondo dei pronomi relativi

 L’uso dei pronomi relativi spesso è confuso. Soprattutto del «che» - si infila un po’ dappertutto - e del «cui». Quest’ultimo sostituisce un complemento e dovrebbe essere sempre preceduto da preposizione. Non è un soggetto né un complemento oggetto. Nel dubbio, se si può mettere «cui», di sicuro è scorretto utilizzare «che».
Proprio il «che» è un pronome che si può definire «pigliatutto», ma in realtà le sue funzioni si limitano a soggetto e complemento oggetto. Mentre, soprattutto nei dialoghi - e quindi anche nella comunicazione informale tipica del web - si sfrutta appena se ne ha l’occasione. 

Parole storpiate

Da plurali bizzarri e lettere scambiate fino a congiuntivi improbabili. Sono state le parole storpiate che si trovano sul web. Oltre ai classici «ha» (verbo avere) senz’acca o «anno» (nel senso di periodo di tempo) con, altri esempi sono «psicologhi» (l’acca sempre protagonista ma non ci dovrebbe essere) o «chirurghi» (stesso problema).
Poi ci sono i «dasse» e «stasse» (la seconda lettera dovrebbe essere una «e»), e a volta a qualcuno scappa un «pultroppo» (servirebbe una «r» al posto della «l») o un propio (manca una «r»). 


Meglio la "C" o la "Q"?

Un grande classico sono gli errori che coinvolgono la lettera più rara dell’alfabeto italiano, la «q». Che spesso si aggiunge dove non ci vuole. Per esempio si dice «evacuare», «proficuo» e «scuola».

"Gli" non é uguale a "Le"

In molti utilizzano il pronome personale «gli» - che si mette al posto di «a lui» quando si parla al maschile - con il corrispettivo femminile «le», ovvero «a lei». Mentre se seguiti da «lo, la li, le o ne» per entrambi i generi è corretto unirli in una parola unica con «gli».

Le ridondanze

Non sono ripetizioni, ma ridondanze, cioè eccessivo - e non necessario - accumulo di parole diverse ma con lo stesso significato. Sono errori molto comuni, e per alcuni, particolarmente fastidiosi tra cui «Ma però» o «a me mi».


Le 10 cose più assurde che le persone chiedono a Google

Sono incinta? I maiali sudano? Questi sono tra i quesiti più strani che gli utenti britannici digitano su internet       


Fin dai tempi antichi l'uomo si è posto domande. Poi è arrivato Google. Il motore di ricerca più famoso di sempre ha ormai sostituito gli almanacchi dei maghi, consultato in rarissime sedute spiritiche, la palla 8, che rispondeva ai quesiti più assurdi. Per farvi capire la potenza di internet, neanche il libro delle risposte, quel tomo gigantesco che ognuno di noi ha nella sua libreria che ogni volta riusciva a diradare dubbi e perplessità (senza apparenti ragioni), è stato in grado di reggere il confronto con la barra bianca e il "cerca su Google".

E se prima le domande, anche quelle più stravaganti, restavano un inconfessabile scheletro nell'armadio, da confidare solo in punto di morte, oggi con la "memoria digitale" le cose sono cambiate. Il sito inglese Digitaloft ha raccolto alcune delle domande più esilaranti chieste a Google dai britannici Skuola.net le ha pubblicate. Preparatevi a farvi grosse risate, si passa dalle richieste più assurde del tipo "come torno a casa" alle classiche domande esistenzialiste tipo "quando morirò?".

10. "Sono incinta?" In effetti avevamo dimenticato che Google è così intelligente da aver implementato un test di gravidanza nei suoi sistemi.
9. "Gli uomini possono restare incinti?" Certo che i maschietti a volte sono incorreggibili. Non bastava già la loro totale incapacità a mettere in ordine, cucinare qualcosa di commestibile ed esprimere sentimenti che siano paragonabili a quelli di un essere umano evoluto, no, dovevano anche sottolineare il loro brillante acume e levare ogni dubbio sulle loro competenze di essere umani pensanti. E in ogni caso, a meno che la scienza non dimostri il contrario nei prossimi 4 triliardi di anni, gli uomini non possono rimanere incinti.
8. "Come torno a casa?" Per fare una domanda del genere ci sono due possibilità. O sei appena uscito da un rave di 74 ore in cui le uniche parole di senso compiuto che hai sentito sono state il "BUM BUM" delle casse, oppure sei stato rapito dagli alieni che ti hanno esportato parte del cervello.
7. "I vermi hanno gli occhi?" Certo perché effettivamente saperlo potrebbe cambiare radicalmente il volto della nostra esistenza. Sono le classiche risposte che potrebbero rivoluzionare completamente la vita e dare avvio a una rivoluzione esistenziale.
6. "I maiali sudano?" Probabilmente a spingere molti a porsi questa domanda è il paragone che spesso si fa quando la gente suda. Effettivamente potrebbe avere senso un quesito del genere. La morale è, invece di fare domande a Google: lavatevi, soprattutto se andate sui mezzi pubblici, o state in mezzo ad un gruppo di persone.
5. "I pinguini hanno le ginocchia?" E' lecito pensare che tutti noi almeno una volta ce lo siamo chiesto. Più o meno da quando passavamo i pomeriggi a guardare "Pingu". Certo oltre a domandarci se avesse le ginocchia, ci siamo anche sempre chiesti cosa diavolo dicesse quando muoveva quel becco da polaretto.
4. "Perché l'auto non parte?" Provato a girare la chiave?
3. "Quando morirò?" Se fai domande del genere: speriamo il più presto possibile!
2. "Sono uno psicopatico?" Se fai queste domande si!
1. "Cosa devo fare della mia vita?" Fare domande del genere denota due tipi di problemi: o hai bisogno dello psicologo oppure devi smetterla di giocare ai pokémon e farti due amici.



mercoledì 31 agosto 2016

"Mamma non posso dormire perché ho i Pokemon in camera": la mania dilaga tra i social

Facebook, Instagram, Twitter: la febbre "Pokemon Go" contagia anche i social network. Sbarcata da pochi giorni in Italia, l'app scatena commenti divertenti sull'effetto realtà aumentata. E sorridono tutti, fanatici e non, tant'è che l'hashtag #PokemonGoItaly è stato in cima ai trending topic di Twitter per diverse ore. Ecco una carrellata tra i tweet, i post e i meme più divertenti che circolano in Rete    































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