martedì 13 settembre 2016
lunedì 12 settembre 2016
Apostrofi, accenti e pronomi: gli errori grammaticali più comuni sui social network
Sul
web la comunicazione è sempre più veloce e a volte lo strafalcione
scappa. Eccone alcuni dei più comuni che si trovano in Rete
Velocità a scapito della grammatica
Velocità a scapito della grammatica
Emoticon, abbreviazioni, immagini: sul web
la comunicazione si sta trasformando sempre più, aggiungendo neologismi,
decorando i testi con faccine che riproducono le nostre emozioni,
sfruttando la punteggiatura. La parola scritta viene investita dalla
caratteristica principe di internet - la velocità - e sopravvive. Con
qualche acciacco. Sui social è facile
trovare tipici - e immortali - errori grammaticali. Che non sono nati
con il web, ma hanno sempre accompagnato la lingua italiana. Dal foglio
di carta si spostano su post e commenti. Tra apostrofi che diventano
virgole, parole storpiate o utilizzi impropri di pronomi e avverbi, ecco
gli strafalcioni più comuni che appaiono sulle bacheche di Facebook o
Twitter.
Apostrofi creativi
Di solito viene utilizzato per elidere la
fine di una parola - spesso una vocale - ma, se si parla di troncamento,
non è necessario. E qui cadono in molti: l’esempio principe è «qual è»,
con accento sulla «e» ma rigorosamente senza nessun altro simbolo.
Mentre se «un poco» diventa «un po’», l’apostrofo è indispensabile.
Un’altra
parola che spesso viene scritta nel modo sbagliato è «d’accordo» (serve
l’apostrofo, non va tutto attaccato). Nessun segno grafico invece in
«dappertutto». L’apostrofo viene utilizzato con gli articoli
indeterminativi seguiti da parole femminili (un’amica), ma mai con
quelle maschili (un amico). E spesso - nei social come sulla carta - la
regola genera confusione. E quindi errori. Uno che si trova spesso è
«qualcun’altro» (maschile). Niente simboli, basta lo spazio.
L'uso delle Virgole
Le virgole sono fondamentali per dare
un’intonazione al discorso scritto. Su Facebook - per velocità - o su
Twitter - per risparmiare caratteri - spesso se ne fa a meno. E si
rischia di incappare in una serie di ambiguità tutte da ridere. Grandi
protagoniste della famosa «ironia da social».
«Vado
a mangiare nonna» ha un significato ben diverso da «Vado a mangiare,
nonna». L’esempio è stato pubblicato sulle bacheche di tanti fedelissimi
della virgola al grido di «Usa la punteggiatura, salva tua nonna». E
mai metterla a separare il soggetto e il verbo di una frase. Il grande
sconosciuto rimane però il punto e virgola: né carne né pesce, il segno
di interpunzione è sempre più raro. Un po’ più forte della virgola, un
po’ meno del punto, è sicuramente da trattare con cura. Separa due
proposizioni coordinate e si rivela piuttosto utile nei periodi molto
lunghi. Non molto usati sul web, in effetti.
Accenti, questi sconosciuti
Errori molto comuni, soprattutto quando si
scrive in fretta sulla tastiera del pc o dello smartphone, riguardano il
grande universo degli accenti. Un trucco per ricordarsi la differenza
tra grave e acuto è immaginarsi il piccolo simbolo come una porta che si
apre (acuto) o che si chiude (grave). Molto più usato quest’ultimo, ci
sono alcune parole che invece necessitano del primo: come «perché»,
«poiché» o «affinché» (quest’ultimo - da ricordare - va insieme a un
congiuntivo).
Poi ci sono i monosillabi.
E lì, la differenza di significato la fa proprio la presenza
dell’accento. «Si» è riflessivo, mentre «Sì» è l’affermazione. «Da» è
una preposizione, ma «Dà» è un verbo. «Li» è come dire «gli», invece
«Lì» si usa per indicare un punto lontano. «Se» è ipotetico, diverso da
«Sé» riflessivo (che però perde l’accento se seguito da «stesso» o
«medesimo». «Ne» è un avverbio di luogo, da non confondere con «Né»
(accento acuto) che si usa per coordinare due elementi negativi. Un
esempio? Né «qui» né «qua» reggono l’accento. Stessa regola per «va»,
«fa» o «sta».
I puntini sono tre...
Non sono due, non arrivano a quattro. I
puntini di sospensione sono - sempre e comunque - tre. Il sistema di
punteggiatura serve per segnalare una sospensione del discorso, per
alludere a qualcosa o semplicemente per imbarazzo o titubanza. Spesso se
ne abusa negli sms, su Whatsapp o su Facebook.
Altra
regola che genera confusione è quella che governa gli spazi. Non prima -
ma dopo - virgole o punti. E se si inserisce una parentesi, l’azione
precedente - e non successiva -dev’essere una battuta sulla barra
spaziatrice. Stessa cosa quando la si chiude: ultima parola - parentesi -
punto - spazio.
L'unione non fa la forza
Due parole che dovrebbero stare separate,
molto spesso vengono attaccate. Per fretta, mancanza di spazio o
semplice errore grammaticale, ormai sono quasi entrate nell’uso comune.
Soprattutto sul web. Ma non sono corrette. Qualche esempio?
«Tutto
apposto» (ma è giusto scrivere «apposta»), «affianco» (da non
correggere solo se si sta usando la prima persone singolare del verbo
affiancare), «apparte tutto» o «eppoi» (accettato in un linguaggio
letterario o arcaico, non proprio quello dei social». Al contrario,
«stasera» va tutto attaccato.
Due "c" e una "l"
Doppie
che si scambiano, si confondono e - soprattutto - si sbagliano. La
parola «accelerare» è una di quelle più spesso scritte in modo
scorretto. Le «C» sono due, mentre la «L» è solo una.
Il difficile mondo dei pronomi relativi
L’uso dei pronomi relativi spesso è
confuso. Soprattutto del «che» - si infila un po’ dappertutto - e del
«cui». Quest’ultimo sostituisce un complemento e dovrebbe essere sempre
preceduto da preposizione. Non è un soggetto né un complemento oggetto.
Nel dubbio, se si può mettere «cui», di sicuro è scorretto utilizzare
«che».
Proprio il «che» è un pronome
che si può definire «pigliatutto», ma in realtà le sue funzioni si
limitano a soggetto e complemento oggetto. Mentre, soprattutto nei
dialoghi - e quindi anche nella comunicazione informale tipica del web -
si sfrutta appena se ne ha l’occasione.
Parole storpiate
Da plurali bizzarri e lettere scambiate
fino a congiuntivi improbabili. Sono state le parole storpiate che si
trovano sul web. Oltre ai classici «ha» (verbo avere) senz’acca o «anno»
(nel senso di periodo di tempo) con, altri esempi sono «psicologhi»
(l’acca sempre protagonista ma non ci dovrebbe essere) o «chirurghi»
(stesso problema).
Poi ci sono i
«dasse» e «stasse» (la seconda lettera dovrebbe essere una «e»), e a
volta a qualcuno scappa un «pultroppo» (servirebbe una «r» al posto
della «l») o un propio (manca una «r»).
Meglio la "C" o la "Q"?
Un grande classico sono gli errori che coinvolgono la lettera più rara
dell’alfabeto italiano, la «q». Che spesso si aggiunge dove non ci
vuole. Per esempio si dice «evacuare», «proficuo» e «scuola».
"Gli" non é uguale a "Le"
In
molti utilizzano il pronome personale «gli» - che si mette al posto di
«a lui» quando si parla al maschile - con il corrispettivo femminile
«le», ovvero «a lei». Mentre se seguiti da «lo, la li, le o ne» per
entrambi i generi è corretto unirli in una parola unica con «gli».
Le ridondanze
Non sono ripetizioni, ma ridondanze, cioè eccessivo - e non necessario -
accumulo di parole diverse ma con lo stesso significato. Sono errori
molto comuni, e per alcuni, particolarmente fastidiosi tra cui «Ma però»
o «a me mi».
Stati Uniti: i genitori in overdose davanti al figlio di quattro anni. L’emergenza eroina e la foto che sconvolge l’America
Un uomo e una donna, accasciati in auto. Sul sedile posteriore, un
bambino. In queste foto c’è il racconto drammatico della nuova emergenza
eroina negli Stati Uniti. Le istantanee pubblicate sui social network
dall’amministrazione della città di East Liverpool, in Ohio. A scattarle
un poliziotto, intervenuto dopo aver visto un’auto che sbandava, poco
distante dalla fermata di uno scuolabus. Kevin Thompson, questo il nome
dell’agente intervenuto, ha fermato il conducente e si è subito accorto
di quanto stava accadendo: “Lui - ha raccontato - non riusciva a
parlare, diceva qualcosa a proposito della donna accanto a lui. Poi si è
accasciato”. James Acord, 47 anni, questo il nome del guidatore, e la
compagna Rhonda Pasek, 50 anni, sono stati portati d’urgenza in
ospedale. Il verdetto: overdose da eroina. Ma quello di cui l’agente in
un primo momento non si era reso conto è che i due non erano gli unici a
bordo della vettura. Sul sedile posteriore, il seggiolino, e un
bambino, di appena quattro anni. Lo sguardo perso nel vuoto, il piccolo è
il figlio della donna. Proprio quel bambino, è stato la molla che ha
fatto scattare la decisione da parte della pubblica amministrazione
locale di rendere pubbliche le foto. Si legge, sulla pagina Facebook:
“Abbiamo pensato fosse necessario mostrare l’altra faccia di questa
terribile droga. Ci siamo sentiti in dovere di essere la voce di questo
bambino. Lui non può parlare per se stesso ma speriamo che la sua storia
coinvinca qualcun altro a pensarci due volte prima di iniettarsi questo
veleno mentre ha un bambino in custodia”.
I due sono stati incriminati, l’uomo è stato condannato a 180 giorni di
prigione mentre per la madre del piccolo, accusata di aver messo in
pericolo la vita del bambino, il processo è ancora in corso. Per il
momento è stata rilasciata dopo aver pagato una cauzione di 150mila
dollari. Il bimbo è stato posto sotto la custodia dei servizi sociali
Chiara Ferragni, sotto il vestito niente. Così la fashion blogger conquista New York (FOTO)
In Rete era diventata famosa come fashion blogger, su Instagram la
seguono 6 milioni e mezzo di persone. E adesso conquista anche New York.
Chiara Ferragni alle sfilate nella Grande Mela: era ospite del party
“Bazaar Icons” insieme a volti noti come Kim Kardashian e Pamela
Anderson. E non è passata per nulla inosservata, gli obbiettivi dei
tanti fotografi presenti hanno a lungo indugiato sul look decisamente
provocante di Chiara. Firmato da Roberto Cavalli, abito lungo fino ai
piedi con pietre e ricami, completamente trasparente. Sotto, un body
color carne, e il gioco è fatto: gli scatti, postati su Instagram, fanno
impazzire il pubblico della Rete e non solo. Archiviato il red carpet
ai limiti della censura di Giulia Salemi a Venezia, è la fashion blogger
a guadagnarsi lo scettro di reginetta in fatto di sensualità.
(Instagram)
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)
Notizie più viste
-
Alla marcia delle donne contro Trump c'erano anche attori, registi e cantanti. A Washington Madonna. La cantante si è esibita sul ...
-
1,2 miliardi di utenti mensili, 60 miliardi di messaggi giornalieri di cui 3,3 miliardi sono foto e 760 milioni video. Sono gli spav...





















