mercoledì 16 novembre 2016

Ubriaco fradicio, gira nudo in moto con indosso un perizoma da donna

Castegnato: ubriaco e in perizoma sullo scooter, denunciato un 49enne bresciano

Denunciato un 49enne bresciano fermato domenica pomeriggio dagli agenti della Polizia Stradale: completamente ubriaco, sfrecciava mezzo nudo in sella ad uno scooter Aprilia, a Castegnato




Incredibile ma vero, in quel di Castegnato: un “centauro” di 49 anni ha sfrecciato in scooter lungo Via Pianera, la Strada Provinciale 11, indossando solamente un perizoma e un paio di calze autoreggenti. Non poca la sorpresa degli agenti che l'hanno fermato, domenica pomeriggio intorno alle 15.30: era ubriaco, è stato denunciato per guida in stato d'ebbrezza e atti osceni in luogo pubblico.
Sono stati proprio gli automobilisti di passaggio a segnalare la curiosa vicenda agli agenti della Polstrada, intervenuti in pochi minuti. Hanno affiancato il 49enne in sella al suo scooter, un Aprilia Scarabeo, intimandogli di fermarsi.
Non ha opposto resistenza, ma ha subito mostrato i segni dell'alcol: il test ha confermato un tasso alcolemico di 1,5 grammi per litro di sangue, tre volte oltre il limite consentito. In stato di ebbrezza, eccome: anche una volta fermato ha continuato a “sfilare” per attirare l'attenzione degli automobilisti.
Così alla denuncia per guida in stato d'ebbrezza, inevitabile come inevitabile è stato il ritiro del mezzo, si è aggiunta quella per atti osceni in luogo pubblico. Lo scherzo è finito in fretta: gli agenti hanno trovato i suoi vestiti “originali” sotto il sellino dello scooter.
E lo hanno fatto subito rivestire. Il 49enne, residente a Brescia e a quanto pare senza precedenti specifici, forse si è reso conto del “danno” provocato, si è subito rivestito e avrebbe pure chiesto scusa.
Impossibile non accorgersi della sua mise: calze autoreggenti fino all'ombelico, a torso nudo nonostante le temperature non più così calde, poi uno striminzito perizoma da donna. Tutt'altro che un bello spettacolo.

lunedì 14 novembre 2016

Valentino Rossi tira un calcio a una donna nel paddock, impreca (poi si scusa)

È successo sul circuito di Cheste, prima del il GP di Valencia, in Spagna: «La mia vita nei paddock è molto difficile»


Valentino Rossi arriva nel paddock del circuito di Cheste, a Valencia, in Spagna e, per non investirla, con un piede allontana una donna che si stava scattando un selfie. La donna viene spinta via brutalmente e Valentino, per di più, impreca. I tifosi spagnoli infiammano Twitter paragonando questo calcio a quello allungato a Marquez durante la gara sul circuito di Sepang del 2015. In molti poi sottolineano il gesto da maleducato. In serata sono arrivate le scuse del pilota: «Chiedo scusa a quella signora e spero che stia bene». Valentino Rossi, dopo la gara di Valencia, spiega che cosa è successo nel paddock: «Quel video è solo l'ultima parte della vicenda. Bisognerebbe capire anche quello che succede prima: la mia vita nel paddock è sempre molto difficile, quando esco dal motorhome con lo scooter per andare ai box sono sempre manate e schiaffi di gente che vuole prendermi il cappello, mi chiede autografi, mi frena addirittura il motorino per farsi i selfie con me. Così è accaduto anche qui e quando sono arrivato lì la signora mi si era appena fermata davanti per fare un selfie: ho avuto paura per la mia incolumità. Le rinnovo le mie scuse, ma penso che sarebbe più bello potersi muovere con più libertà nel paddock. Qui a Valencia l'affetto è grande e mi fa piacere, ma qualche volta va oltre il limite: è da tempo che chiedo un aiuto ma finora nessuno me lo ha dato»


mercoledì 9 novembre 2016

Espulsa dal Regno Unito, non vuole tornare in Italia: “Meglio morire”

Espulsa dall’Inghilterra, non vuole tornare in Italia dove avrebbe subito violenze sessuali nell’indifferenza generale: “Meglio morire”.


La protagonista della vicenda è una 37enne originaria del Darfur che s’è vista rifiutare l’accoglienza sul territorio della Gran Bretagna nonostante vantasse, dall’Italia, il riconoscimento di status di rifugiato. Ma quando i giudici le hanno imposto il ritorno nel nostro Paese, la donna si è opposta denunciando di aver subito violenze e abbandono in Italia e di non aver mai avuto tutela da parte delle forze dell’ordine.
Le rimostranze della 37enne, però, non hanno commosso i giudici che le hanno notificato il provvedimento di espulsione dal Regno Unito. La donna, come racconta il Daily Express,era partita dal Darfur ed era sbarcata a Lampedusa insieme alle centinaia di disperati affidati dai trafficanti di uomini alle carrette del mare, nel 2011. Due anni dopo, nel 2013, la donna si ritrova senza un alloggio dopo la chiusura del centro di accoglienza in cui era ospitata. Per quindici giorni, ha raccontato alle autorità britanniche, s’è ritrovata a chiedere l’elemosina sul marciapiede. Un periodo – secondo il racconto della sudanese – nerissimo dato che proprio in quelle settimane sarebbe stata violentata più volte e nessuna autorità italiana le avrebbe voluto prestare alcun tipo di aiuto. Grazie al sostegno di alcuni connazionali, sarebbe riuscita a raggiungere la Giungla di Calais da dove, nascosta in un tir, ha raggiunto l’Inghilterra. Lasciandosi l’Italia alle spalle, che nel frattempo aveva accolto la sua domanda di asilo e le aveva garantito lo status e la protezione internazionale per i rifugiati.
I giudici britannici, però, non si sono lasciati convincere. E hanno disposto il suo rientro in Italia sotto sorveglianza medica, perché ritenuta a rischio suicidio. La corte ha ritenuto infatti che la donna “odia l’Italia e preferirebbe morire o tornarsene in Darfur piuttosto che rientrare lì”.

martedì 8 novembre 2016

Il Pd boicotta il cane antidroga: “Non lo vogliamo: è fascista”

“Quel cane è antifascista e noi non lo vogliamo”. Suona così, più o meno, la presa di posizione piuttosto particolare del sindaco Pd di Albenga Giorgio Cangiano.


Secondo quanto denunciato dai consiglieri comunali di Forza Italia, Eraldo Ciangherotti e Ginetta Perrone, e della Lega Nord, Rosy Guarnieri e Cristina Porro, la maggioranza abrebbe deciso di boicottare il cane perché lo considera “fascista”.

No al cane fascista

E in effetti lo stesso sindaco ha confermato quanto dichiarato dai consiglieri di minoranza. “Ad Albenga, il Sindaco vuole solo cani del PD – hanno detto a Igv.itE, se possibile, favorevoli al sì al referendum. Nonostante la nostra Città sia più volte salita agli onori della cronaca per i supermarket della droga a cielo aperto, all’uscita delle scuole e alle fermate degli autobus, nonostante il livello di rapporto tra immigrazione e spaccio abbia segnato il forte aumento della criminalità locale, per il Sindaco Cangiano un cane antidroga non rappresenta una priorità, anche per le difficoltà economiche dell’ente dovute ai tagli“.
Il fatto è che si era resa disponibile una soluzione alternativa: prendere a poco prezzo un cane già addestrato da una associazione di Ancona che si chiama “Decima Mas”. “Dal sindaco – dice ancora la minoranza – forse su suggerimento del cugino e socio onorevole del PD Franco Vazio, è immediatamente giunto l’ordine di ritirare la Delibera di giunta. Quindi niente più cane antidroga al Comando della polizia municipale e immediata difesa dei valori partigiani. Qualcuno spieghi al Sindaco e all’Amministrazione Comunale di non politicizzare ogni cosa. Tantomeno i cani e gli animali, innocenti, che nulla hanno a che vedere con le diatribe politiche: per una stupidaggine, hanno privato la nostra città di un servizio importante“.

Il sindaco di fatto ha confermato quanto detto dai consiglieri dell’oppisizione, anche se dice che il motivo principale è di soldi e non ideologico. Principio che però rimane: il cane fascista non lo vogliono proprio. “Il nome dell’allevamento da cui proverrebbe, ‘Decima Mas’ – ha detto il sindaco – ha un ruolo nella nostra scelta: è una questione di rispetto per la storia di Albenga. Se dovessimo prendere un cane antidroga, di certo lo faremmo da un altro allevamento e non da uno che porta il nome della milizia anti-partigiana della Repubblica Sociale Italiana

Quando il figlio calciatore milionario non aiuta la propria famiglia

“MIO FIGLIO CALCIATORE È MILIONARIO, IO VIVO IN UNA TOPAIA COI FRATELLI”

Alla firma del primo contratto da capogiro, in genere il primo pensiero va alla famiglia. Non è stata così fortunata la madre del calciatore che quest’estate ha firmato per 100.000 sterline alla settimana un contratto con il Manchester City. Lui è Nolito, conosciuto anche in Italia dopo aver giocato recentemente con la maglia della nazionale spagnola contro gli azzurri. Sua madre è Rocio Agudo Duran, 46 anni, che ha lamentato la totale rottura dei rapporti con il figlio dallo scorso anno, quando i due hanno avuto un pesante litigio su Whatsapp.


La donna, che oltre al ventinovenne ha altri due gemelli di 6 anni, vive in un appartamento modesto e dalle condizioni igienico-sanitarie precarie. Negli ultimi vent’anni ha avuto problemi con la droga -è una ex eroinomane- ed è finita nel giro della prostituzione per guadagnare denaro. Denaro che al momento non le permette di arrivare a fine mese da quando il figlio ha smesso di passarle i soldi per pagare l’affitto. La signora Duran ha mostrato in un video le condizioni in cui vive, sperando di attirare l’attenzione di Nolito e convincerlo a riallacciare i rapporti. 


Dal canto suo, il calciatore ha sempre riconosciuto come genitori il nonno, recentemente scomparso, e la nonna. I rapporti con la madre sono pessimi, dal momento che lui ritiene la donna si faccia viva solo quando ha bisogno di soldi.

giovedì 3 novembre 2016

Forte rumore in Toscana. Si teme un terremoto!


Molte chiamate ai vigili del fuoco, da diverse parti della Toscana:
da Arezzo a Firenze, da Pistoia a Lucca fino a Massa e Livorno, per quello che è stato percepito come un forte boato e che ha fatto scattare la paura per un possibile terremoto. Le segnalazioni sono state confermate dagli stessi vigili del fuoco che tuttavia non sanno dire con esattezza cosa abbia potuto provocare il boato.

Fonte: Repubblica.it


Ragazze VS Photoshop. Non sempre sono in buoni rapporti!


















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